LA POLIZIA DI STATO OSPITA FAMIGLIE ISCRITTE ALL’ASSOCIAZIONE ITALIANA PERSONE DOWN

La Polizia di Stato, nell’ambito del progetto “Attività ed iniziative di prossimità”, ha ospitato nei giorni scorsi una rappresentanza di ragazzi appartenenti all’A.I.D.P. (Associazione Italiana Persone Down) di Termini Imerese (PA), accogliendo con entusiasmo il desiderio espresso da alcune famiglie con figli affetti dalla sindrome di down provenienti da diverse località del territorio siciliano ed iscritte all’Associazione, di trascorrere una giornata in compagnia degli agenti.

L’iniziativa nasce anche dal desiderio di regalare ai bambini dell’associazione e alle rispettive famiglie, un momento di felicità e spensieratezza, con la visita dei locali della Polizia di Stato.

In tale contesto, in un primo momento, sono stati visitati i locali del 4° Reparto Volo Boccadifalco, dove è stato possibile consumare una merenda e fare alcune suggestive foto all’elicottero della Polizia di Stato.

Successivamente il gruppo si è spostato nei locali del Reparto Mobile presso la Caserma di Polizia “P. Lungaro” , dove i bambini hanno avuto l’opportunità di conoscere i veicoli ed il materiale in dotazione all’XI Reparto Mobile di Palermo, nonché di indossare, in un’atmosfera festosa, parte degli accessori delle uniformi della Polizia di Stato a bordo dei mezzi di servizio.

L’evento, che ha riscosso grande successo tra tutti i partecipanti, si è concluso con il pranzo consumato presso la mensa della caserma.

POLIZIA: ARRESTATO UN EVASO 35enne

La Polizia di Stato ha tratto in arresto per il reato di evasione ZORA Domenico, pregiudicato palermitano di anni 35; l’uomo aveva usufruito nel mese di aprile di un permesso premio di due giorni durante l’espiazione di una condanna definitiva per reati predatori e non aveva fatto più ritorno in carcere facendo perdere le sue tracce.

La scorsa sera, un agente della Polizia di Stato libero dal servizio, mentre percorreva la via Messina Marine, si è imbattuto in quello che ha inequivocabilmente riconosciuto come l’uomo ricercato da qualche mese e di cui ricordava con chiarezza i tratti somatici. Senza mai perderlo di vista, l’agente ha, quindi, sollecitato immediatamente i rinforzi dei colleghi attraverso la Centrale Operativa della Questura, continuando a seguire l’evaso fino ad uno spiazzo, nei pressi del porticciolo della zona denominata “Bandita”.

Pochi istanti dopo, guidati telefonicamente dal collega libero dal servizio, sono giunti alcuni equipaggi della Polizia di Stato che hanno circondato la zona, precludendo al malvivente ogni eventuale tentativo di fuga; i poliziotti hanno a quel punto atteso che l’uomo venisse allo scoperto e lo hanno bloccato, nonostante il suo vano tentativo di divincolarsi e di opporsi alla cattura.

Espletate le formalità di rito Zora è stato tratto in arresto e condotto presso la Casa Circondariale “Lorusso” di Pagliarelli per scontare la sua pena residua

DROGA: ARRESTATO 30ENNE

La Polizia di Stato ha tratto in arresto un malvivente palermitano, Romano Gerardo, 30enne del quartiere della Zisa ed ha recuperato due chilogrammi di stupefacente tra hashish e marijuana.

I poliziotti della della Squadra Mobile sono giunti alle porte dell’abitazione di Romano dopo avere riannodato i fili di una scrupolosa attività investigativa che li aveva portati a ritenere fondato il sospetto che Romano, soggetto noto per i suoi specifici trascorsi criminali, detenesse stupefacente in casa. Quando sono giunti dinanzi alla porta di Romano hanno bussato più volte ma, invano: mentre alcuni poliziotti sono rimasti dinanzi alla porta del malvivente, altri si sono occupati di vigilare con discrezione l’esterno. Questi ultimi hanno, così, notato Romano affacciarsi velocemente alla finestra e liberarsi di un grosso involucro, prontamente recuperato: al suo interno una significativa quantità di hashish e marijuana. Solo a quel punto Romano ha aperto la porta agli agenti che hanno sottoposto l’abitazione ad un’accurata perquisizione, rinvenendo ulteriore sostanza supefacente ed un bilancino di precisione.

Complessivamente, sono stati recuperati e posti sotto sequestro circa 2 chilogrammi di droga, suddivisi in panetti di hashish e dosi confezionate di marijuana.

INCONTRI LETTERARI IN QUESTURA

Sulla scia di quanto già felicemente sperimentato gli scorsi anni, anche durante questo scorcio estivo la Questura di Palermo aprirà le sue porte alla cittadinanza e metterà a disposizione il suo storico chiostro seicentesco per offrire al pubblico un percorso letterario, attraverso la realizzazione di una serie di incontri tematici con giornalisti, scrittori, registi, attori, magistrati ed esponenti del mondo culturale palermitano, incentrati sul tema del contrasto al fenomeno mafioso, attraverso i ricordi di quanti hanno vissuto i drammatici eventi che, in particolare negli anni 90, hanno interessato la città di Palermo.

Importanti e particolarmente coinvolgenti i temi affrontati dagli ospiti che si sono avvicendati nel corso delle precedenti iniziative in un parterre d’eccezione: da Alessandro Galimberti, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia a Francesco Caringella, Consigliere di Stato ed autore, insieme al presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, del libro “La corruzione spiegata ai ragazzi che hanno a cuore il futuro del loro paese” che hanno offerto significativi spunti di riflessione su un tema di pregnante attualità, quale quello della corruzione; la scrittrice di origine siciliana Dacia Maraini che, accompagnata dal giornalista Felice Cavallaro e dall’attrice Isabella Ragonese ha trattato con il garbo e la profondità di pensiero che la contraddistinguono il fenomeno della violenza contro le donne; particolarmente interessanti i dibattiti sul fenomeno mafioso che hanno caratterizzato altri pomeriggi in Questura, che hanno avuto come protagonisti qualificati magistrati, giornalisti e scrittori impegnati su questo fronte.

L’iniziativa di quest’anno si articolerà in cinque appuntamenti, secondo un ideale percorso letterario che offra agli spettatori importanti spunti di approfondimento e di riflessione sulle scritture del reale e sulla rappresentazione delle città come teatro in cui si svolgono le storie.

Gli incontri si svolgeranno, appunto, all’interno del chiostro della Questura, saranno aperti al pubblico e trasmessi in diretta sulla pagina Facebook della Questura.

Il primo appuntamento, lo scorso 25 aprile, ha visto protagonisti l’autore di narrativa poliziesca Francesco Recami, lo psichiatra Maurizio Montalbano, Direttore Sanitario dell’Asp di Palermo ed il Dr. Giovanni Pampillonia, Dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Palermo, i quali sapientemente moderati dal giornalista/scrittore Gian Mauro Costa, si sono confrontati su alcuni aspetti connessi alla quotidianità del vissuto degli operatori di Polizia, in un ideale parallelismo con gli elementi di tale quotidianità tratteggiati nelle opere di narrativa poliziesca.

Il secondo appuntamento è fissato per lunedì 1 luglio, alle ore 18.30, con un incontro con Vincenzo Pirrotta, drammaturgo, attore e regista di teatro, protagonista di punta della nuova scena teatrale italiana. Il maestro Pirrotta porterà nel chiostro della Questura alcuni frammenti della sua opera teatrale “Binnu Blues”, il racconto musicato e dialogato del “Codice Provenzano”, ispirato al libro omonimo scritto dal Magistrato Michele Prestipino e dal giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, pubblicato dalla casa editrice Laterza. Il libro è un’analisi dei pizzini ritrovati al boss di “cosa nostra” arrestato dalla polizia l’11 aprile 2006: Pirrotta ripercorre e interpreta quelle parole, che raccontano gli affari, le complicità, il progetto di riorganizzazione mafiosa dopo le stragi del 1992. Il tema sarà oggetto di un dibattito, cui interverranno, moderati dal giornalista Salvo Palazzolo, il Questore Renato Cortese, all’epoca Dirigente del cosiddetto “Gruppo Duomo” che ammanettò Provenzano, ed i Magistrati Marzia Sabella e Michele Prestipino, che coordinavano le indagini che portarono alla sua individuazione e cattura.

L’appuntamento successivo è fissato per mercoledì 3 luglio alle ore 18.30, sempre nel chiostro della Questura.

Moderati dal Vice Questore Piergiorgio Di Cara, Dirigente del Reparto Prevenzione Crimine della Sicilia Occidentale, nonché prolifico autore di narrativa poliziesca, interverranno all’incontro Salvo Toscano e Salvatore Lupo.

Toscano è un giornalista palermitano, autore di numerosi romanzi polizieschi, scrittore elegante e dalla grande capacità comunicativa; al centro del pomeriggio letterario che lo vedrà protagonista ci sarà il suo ultimo romanzo “Il mistero del cadavere nel barile”, che racconta un’indagine, ispirata ad un fatto di cronaca, svolta dal poliziotto italoamericano Joe Petrosino.

Lupo, professore ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Palermo, è un prolifico ed apprezzato autore di saggi sulla storia della Sicilia, sul Fascismo e sull’Italia Repubblicana ed è considerato tra i più importanti studiosi di mafia in ambito nazionale. Nel corso della sua carriera è stato insignito di numerosi riconoscimenti di prestigio legati alle sue pubblicazioni sulla storia e sull’evoluzione del fenomeno mafioso.

Gli ulteriori appuntamenti si svolgeranno alla stessa ora e nel medesimo contesto del chiostro della Questura, martedì 9 e mercoledì 10 luglio.

STRAGE DI CIACULLI, 56° ANNIVERSARIO. COMMEMORATI I CADUTI

Nella mattinata odierna, in occasione del 56° anniversario, sono stati ricordati i Caduti presso la stele eretta sul luogo dell’eccidio e vi hanno partecipato:

– il Presidente della commissione parlamentare antimafia dott. Nicola MORRA;

– il Prefetto di Palermo, dott.ssa Antonella De MIRO;

– il Sindaco del comune di Palermo dott. Leoluca ORLANDO;

– il Gen. di Divisione Giovanni CATALDO, Comandante della Legione Carabinieri

Sicilia

– il Questore di Palermo, dott. Renato CORTESE;

– il Comandante Militare dell’Esercito in Sicilia Gen. di Divisione Claudio MINGHETTI;

– il Gen. di Divisione Riccardo RAPANOTTI, Comandante della Lesione Sicilia della Guardia di Finanza di Palermo;

i familiari delle vittime, altre autorità civili e militari, nonché le associazioni combattentistiche e d’Arma.

La prima autobomba usata dalla mafia contro le istituzioni esplose 56 anni fa tra gli agrumeti della Conca d’oro, nella borgata palermitana di Ciaculli, ricordata per i suoi mandarini e feudo della famiglia mafiosa dei Greco.

La strage di Ciaculli è una ferita lunga cinquantasei anni dove morirono il 30 giugno del 1963 con il Tenente dell’Arma Mario MALAUSA, il Maresciallo Capo Calogero VACCARO, il Carabiniere Eugenio ALTOMARE, il Carabiniere Marino FARDELLI, il Maresciallo della Polizia Silvio CORRAO, il Maresciallo dell’Esercito Pasquale NUCCIO e il Soldato Giorgio CIACCI.

Le cronache di quel giorno di 56 anni fa raccontano che, nel pomeriggio del 30 giugno, nella zona di Ciaculli una Giulietta Alfa Romeo imbottita di tritolo e parcheggiata nei pressi dell’abitazione di un parente del boss mafioso Salvatore Greco esplose provocando la morte di sette tra carabinieri, poliziotti ed artificieri dell’Esercito.

Dopo la cerimonia, i convenuti, alla presenza del vice-Presidente nazionale dell’Unci, Leone Zingales, si sono recati presso il giardino della memoria, il parco dedicato a tutti i caduti nella lotta contro la mafia, per un momento di raccoglimento in onore delle vittime della criminalità organizzata.

MUORE FOLGORATO IN UNA POLLERIA: ARRESTATO IL TITOLARE

LA POLIZIA DI STATO TRAE IN ARRESTO PER OMICIDIO COLPOSO E FURTO AGGRAVATO DI ENERGIA ELETTRICA IL TITOLARE DI UN ESERCIZIO DOVE IERI SERA E’ DECEDUTO, FOLGORATO, UN GIOVANE LAVORATORE

La tragedia

È accaduto all’interno di un’attività commerciale di piazza Ingastone, nel quartiere Zisa a Palermo. Secondo quanto appurato al momento, Vincenzo Ferrigno di 27 anni, come tutte le sere stava facendo le pulizie al termine di una giornata di lavoro, quando, ma le cause sono in corso di accertamento, inavvertitamente avrebbe toccato dei fili elettrici forse scoperti, venendo investito da una violenta scarica elettrica che non gli ha lasciato scampo.

Il giovane è stato subito soccorso dagli uomini del 118, ma nonostante la disperata corsa verso il pronto soccorso del Civico, per lui non c’è stato nulla da fare. Ferrigno era sposato e aveva un figlio di tre anni.

Sul posto oltre alle ambulanze sono intervenute anche le volanti della polizia, che hanno sequestrato l’attività per le dovute indagini. Gli investigatori hanno già ascoltato il titolare e le altre persone presenti nel momento della tragedia e chiesto l’intervento dei tecnici dell’Enel per verificare l’eventuale presenza di manomissioni nell’impianto.

Gli sviluppi

Agenti della Polizia di Stato appartenenti all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, ieri sera sono, intervenuti in piazza Ingastone, dove era stata segnalata la presenza di un giovane colpito da malore ed accasciato al suolo privo di conoscenza. Questi poco dopo decedeva presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Civico, dove era stato trasportato da personale del 118, dopo vani tentativi di rianimarlo sul posto; i medici attribuivano le cause del decesso ad arresto cardiocircolatorio a seguito di folgorazione.

Gli immediati accertamenti svolti sul posto dagli agenti hanno consentito di appurare che il giovane palermitano lavorava presso un’ attività commerciale di piazza Ingastone, di proprietà di B.G., palermitano di anni 44 e che era rimasto folgorato da un cortocircuito avvenuto all’interno dell’esercizio mentre era intento ad effettuare le consuete pulizie dopo la chiusura.

Da un controllo all’interno dell’esercizio commerciale gli agenti hanno riscontrato la presenza di diverse cassette di derivazione elettrica prive di coperchi ed una di esse, in particolare, totalmente arsa. Personale Enel, successivamente intervenuto su richiesta dei poliziotti, ha verificato la manomissione del contatore, a cui era stato effettuato un rudimentale allaccio abusivo alla rete elettrica. Ulteriori accertamenti di natura amministrativa hanno altresì fatto emergere che l’intera attività commerciale era priva delle previste licenze e delle basilari misure di sicurezza prescritte dalla legge.

Alla luce di quanto emerso il titolare dell’esercizio, B.G., è stato tratto in arresto per i reati di omicidio colposo e furto aggravato di energia elettrica e la sua attività posta sotto sequestro.

Questura di Palermo
Ufficio Relazioni Esterne e Cerimoniale
Tel. 091 210611-091 210686

MAFIA: SEQUESTRO DI BENI ALLA FAMIGLIA LO BUE

Dalle prime ore odierne i Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Palermo, stanno dando esecuzione ad un Decreto di Sequestro beni emesso dal Tribunale – sezione misure di prevenzione – di Palermo su proposta della Procura della Repubblica di Palermo nei confronti di Rosario Salvatore LO BUE e del figlio Leoluca LO BUE, entrambi attualmente detenuti per mafia, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.

LO BUE Rosario Salvatore è stato condannato nel 2001 ad anni 6 di reclusione per aver fatto parte della famiglia mafiosa di Corleone e nuovamente tratto in arresto nell’indagine Perseo con l’accusa di aver diretto il locale mandamento. Il figlio, LO BUE Leoluca è stato condannato nel 2017 alla pena di anni 10 di reclusione in quanto ritenuto responsabile di estorsione aggravata ai danni di un’impresa edile ed associazione mafiosa.

Le indagini patrimoniali condotte dal ROS e dal Comando Provinciale Carabinieri di Palermo, col supporto del RAC di Roma dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, costituiscono il completamento della più generale attività di contrasto condotta dai Carabinieri nei confronti del potente mandamento mafioso di Corleone, uscito depotenziato negli ultimi 5 anni dagli esiti delle indagini Patria, All Stars e Grande Passo, e dai sequestri beni a carico del defunto capo mafia RIINA Salvatore, del fratello RIINA Gaetano, attualmente detenuto per mafia e di LO BUE Calogero Giuseppe, fratello di Rosario Salvatore. L’odierna attività ha consentito di individuare e colpire il patrimonio occulto riconducibile a Rosario Salvatore LO BUE, alla moglie Maria MANISCALCO e ai figli, Giuseppe, Enza e Leoluca, anche lui detenuto per mafia.
I beni sequestrati sono localizzati nella provincia di Palermo e sono costituiti da 1 abitazione, 1 magazzino, 17 terreni, 1 mezzo agricolo, 3 società, 1 fondo comune d’investimento, 2 polizza vita, 20 rapporti bancari.
Il Tribunale, in considerazione del quadro indiziario particolarmente grave connesso al livello di pericolosità riscontrata, ha inoltre disposto la sospensione, a favore della famiglia LO BUE, dell’efficacia di licenze, autorizzazioni ed erogazioni da parte dello Stato e dell’Unione Europea, a norma del codice antimafia.

L’indagine patrimoniale, eseguita mediante l’incrocio di informazioni provenienti, da un lato, dall’Agenzia delle Entrate e, dall’altro, da varie banche dati comunemente impiegate per la prevenzione e repressione di illeciti nel settore agroalimentare, ha consentito di documentare il regime di monopolio mafioso nel quale la famiglia LO BUE, anche attraverso l’impiego di prestanome ed in spregio di norme e regolamenti, operava, prevalentemente, nel settore agroalimentare, anche biologico e dell’allevamento del bestiame, beneficiando dei relativi contributi comunitari.
E’ stato infatti documentato che la famiglia LO BUE si sia avvalsa negli anni dei prestanome corleonesi DUVAL Biagia e MANCUSO MARCELLO Antonio, formali titolari di aziende agricole e di allevamento bestiame che hanno beneficiato di significativi aiuti comunitari, partecipando anche a bandi per piani di sviluppo rurale ed acquisti agevolati dall’ISMEA.
Attraverso tali aziende, la famiglia LO BUE ha continuato a tessere rapporti commerciali con numerosi esponenti mafiosi di Cosa Nostra, condizionando le regole del libero mercato nelle varie fasi della filiera alimentare, dagli acquisti dei capi di bestiame, alla macellazione ed alla loro commercializzazione presso la grande distribuzione.